La Mesc-ciùa spezzina è il piatto simbolo di La Spezia.
Incontro fra la cucina ligure e quella toscana è un miscuglio di cereali e legumi (farro, orzo, cicerchie, lenticchie, ceci, fagioli cannellini, grano saraceno) cotti semplicemente con olio, sale e pepe nero macinato.
Questa zuppa è un piatto popolare, nato dalla fantasia e dalle necessità delle mogli dei portuali che, si racconta, andassero con i figli a raccogliere, con le mani e con le scope, sulle banchine del porto della Spezia ("il porto delle spezie") tutto ciò che era caduto dalle fenditure dei sacchi trasportati e scaricati dai vascelli carichi di granaglie.
I chicchi, anche di cinque o sei tipi diversi tra cereali e legumi, venivano lavati e cucinati. Il mesc-ciùa spezzino non ha quindi una ricetta fissa ed immutabile, ma varia dalla quantità e dalla varietà degli ingredienti, frutto della raccolta.
Piatto povero della tradizione spezzina consistente in una zuppa di legumi, che si presume risalga al XVIII sec. Per essere preparata richiedeva soltanto la pazienza necessaria alla raccolta dei suoi ingredienti, consigliata ed imposta anche dalla miseria del tempo.
La Spezia, allora era poco più di un borgo abitato da contadini, pescatori, naviaganti, artigiani e commercianti, che ancora alla metà del XIX sec. arrivava a contare non più di 10.000 abitanti. Come è facile immaginare l’isolamento, determinato dall’orografia del territorio e dalle difficili vie di comunicazione, era rotto solamente dagli scambi marittimi che, non solo avvenivano lungo le coste del mare Tirreno, ma in tutto il Mediterraneo.
La mancanza di moli d’attracco ed i bassi fondali non consentivano l’avvicinamento di velieri, brigantini o golette; l’approdo alla spiaggia della marina poteva avvenire solo con i “Leudi“ a vela latina, classiche barche da trasporto liguri con equipaggio di 6 persone che, secondo gli usi cui erano destinate, avevano una lunghezza variabile da m. 9 a m. 15 e potevano trasportare merci tra 25 e 30 tonnellate.
In considerazione dele tipologie di colture in essere nel territorio è facile comprendere che legumi e granaglie rappresentassero buona parte delle merci che giungevano a La Spezia via mare.
I “camalli”, cioè gli uomini di fatica che provvedevano al carico ed allo scarico dei battelli, avevano constatato che, a causa di qualche sacco rotto o forato, sul fondo della stiva restavano residui a volte consistenti di ceci, fagioli secchi, grano, ecc. che recuperati potevano diventare un'occasione per arrotondare il magro salario.
Le quantità recuperate di ogni singolo legume o cereale non era però sufficienti a realizzare delle zuppe monoingrediente per famiglie spesso numerose. Nasceva così un cibo di recupero, che assumeva il nome di mescolanza, in dialetto mesc-cìua.
Testo a cura di Enrico Moscatelli ( Taccuini storici .it )


